Come si può riprendere a vivere una vita apparentemente normale
quando sai che il tuo vicino di casa ha ucciso la tua intera famiglia a colpi
di machete e tu sei scampato per miracolo alla sua furia omicida? Come si
rimargina la ferita collettiva di un popolo che ha visto massacrare quasi
1.000.000 di persone nell’arco di tre mesi? Eppure, a vent’anni dal genocidio,
il Ruanda oggi appare come una società in fermento, lanciata verso lo sviluppo
economico più di qualsiasi altro stato africano, in cui l’attuale governo
proibisce la distinzione tra hutu e tutsi (che nel precedente regime doveva
addirittura essere specificata sulla carta d’identità), e chiama i suoi
cittadini semplicemente ruandesi. E di genocidio, è praticamente proibito
parlare.
Cercare di capire cosa sia veramente la società
ruandese oggi: questa l’idea alla base del progetto del
giornalista-documentarista Giordano Cossu e del fotografo Arno Lafontaine che
tra agosto 2013 e febbraio 2014 hanno girato soprattutto il Ruanda rurale.....continua a leggere qui
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